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Via il portavoce di Romney: Non accettano che io sia gay

Via il portavoce di Romney: Non accettano che io sia gay

Ha rassegnato le sue dimissioni Richard Grenell, da poco assunto dal candidato conservatore alla presidenza degli Stati Uniti Mitt Romney come suo portavoce per la politica estera. Grenell è apertamente gay e motiva la sua scelta con questioni personali al Washington Post: “Pur apprezzando la sfida che mi è stata offerta per affrontare i fallimenti in politica estera di Obama e la sua debole leadership mondiale, la mia abilità di parlare chiaramente e con forza è stata grandemente diminuita dalla discussione iperpartigiana di questioni personali”. Nella dichiarazione, Grenell nega che la sua omosessualità possa rappresentare un problema per l’ex-governatore del Massachusetts: “Desidero ringraziare il governatore Romney per la sua fiducia in me e nelle mie capacità, e per avermi chiaramente spiegato che il mio essere apertamente gay non è un problema per lui e per il suo team”.

È cosa nota ai più che Grannel era finito da settimane nel mirino dell'ala dell'ultradestra religiosa che fa molta gola a Romney e che non ha perso tempo per attaccare l'omosessualità del portavoce. Tony Perkins, presidente del Family Research Council, aveva dichiarato: “È preoccupante vedere che nella potenziale amministrazione Romney è stata scelta una persona che continuerebbe nelle politiche di Obama”. Ancora più duro il Twitter di Bryan Fischer dell’American Family Association: “Romney sceglie un gay dichiarato e rivendicativo come portavoce. Se il personale è politico, il suo messaggio alla comunità pro-famiglia è: crepa!”; o peggio: "l'agenda gay è il più grande pericolo per la libertà di culto o di associazione negli USA" (riferendosi alle richieste di norme anti-discriminazione).

Lo staff di Obama ha subito colto la palla al balzo: “Oggi abbiamo appreso che nel 2012 un candidato repubblicano alla Casa Bianca non può avere un portavoce gay”, ha scritto su Twitter Teddy Goff, il direttore della campagna elettorare dell'inquilino della Casa Bianca. Secondo Bill Burton, già portavoce della Casa Bianca, “questi sono gli estremisti bigotti e anti-gay di cui una amministrazione Romney diventerebbe ostaggio”.

Il target delle dichiarazioni dei democratici, infatti, non sono certo gli omosessuali per cui Obama ha già fatto qualcosa (soprattutto l'abolizione del terribile "don't ask, don't tell") ma gli elettori animati dalla vasta preoccupazione che se il candidato conservatore andasse al potere rimarrebbe ostaggio delle comunità ultraconservatrici religiose, impedendo lo sviluppo e la pluralità negli USA. 

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 19:37
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