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#Occupytutto, non #Occupainiente

  • Scritto da  Claudio Riccio
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guy fawkesuna riflessione sul chiacchiericcio politico online e l'indadeguatezza della politica offline, tra piazza e linguaggio.

#PALAZZI_TENDE

Dal Nord Africa alla Spagna, dall'Europa a Zuccotti Park, il 2011 è stato l'anno di rivolte e mobilitazioni, al punto che Times ha fatto del “manifestante” la “Person of the year”. Prima il vento del Maghreb e del Mashrek, con tutti, indipendentemente dal proprio credo politico, impegnati a esaltare quelle che sembravano essere le prime vere rivoluzioni del nuovo millennio.

Fuori dal Nord Africa è stato l'anno di Occupy. Inaugurato il 15M dagli spagnoli, con un'ondata di novità e freschezza nelle pratiche e nelle modalità di discussione che ha fatto inorridire molti/troppi tra i più “esperti” nei movimenti italiani, abituati a discussioni dure e poco inclusive. Per quanto potessero essere descritte come “primitive”, le discussioni delle acampadas hanno oggettivamente prodotto due effetti: da un lato una sconfitta politica nel breve periodo, dall'altro hanno sedimentato, coinvolgendo nell'attivismo di movimento un numero ad oggi incalcolabile di spagnoli. Il rilancio del movimento spagnolo, esportato negli USA e in particolare a pochi passi dal cuore economico della crisi mondiale ha fatto il resto, aprendo gli spazi per un movimento che può davvero diventare globale.


#STECCATI_CANCELLETTI

Quelle del Maghreb e Mashrek sono state le prime rivoluzioni del nuovo millennio,seppur incompiute, queste rivolte, dalla Tunisia all'Egitto, hanno abbattuto dittatori, ma non gli steccati sociali o autoritari, non hanno insomma cambiato –ancora – il sistema di potere, l'organizzazione sociale, economica e della proprietà.

Sono state rivolte portate avanti con i corpi e con la testa, ma per molte narrazioni giornalistiche sono state condotte a colpi di twitter e facebook, come se un “mi piace” potesse intimorire un governo, o lanciare un hashtag contro l'esercito potesse fermarlo. Senza dubbio i social network sono stati strumenti utilissimi, nel Nord Africa come in tutto il mondo, ma strumenti sono e strumenti restano, come un volantino, solo più potente, anche se non sempre altrettanto efficace.

Ma questa non vuole affatto essere una discussione sulla dicotomia offine, online, né tantomeno un'esaltazione della forza. Dinanzi a una tale sproporzione nei rapporti di forza e nella pervasività tra il potentissimo “unpercento” e il disorganizzato ed ontologicamente eterogeneo “novantanovepercento” tutti gli strumenti di comunicazione devono essere utilizzati, al massimo delle loro potenzialità e al minimo della loro idealizzazione.

 

#BEL_PAESELLO

In tutto questo scenario l'Italia è stata il grande assente. Nel BelPaese il 2011 è stato l'anno del 15 ottobre. Le conseguenze di quella manifestazione, in particolare dei suoi fuochi hanno bruciato, oltre che alcuni oggetti fisici, anche le possibilità di una vera opposizione sociale in Italia. Al netto di quel che pure c'è stato di spontaneo in quella giornata, e di tutte le reazioni differenti che vi sono state al caos e alle cariche, è necessario ribadire che, se, come scriveva Clausewitz la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, gli scontri costruiti ad arte, con la complicità di una polizia idiota o con secondi fini tutti politici, molto di quel che è successo in quella giornata sono stati la prosecuzione del politicismo con altri mezzi; perfetta rappresentazione della passione tutta italiana per gli orticelli, un interesse che non ha nulla a che vedere con la botanica.

Gli sforzi per far si che ci potesse essere un grande spazio collettivo in cui le strutture organizzate potessero essere scavalcate da un grande spontaneismo sono andati in fumo. Un fallimento fermentato nelle spinte identitarie/proprietarie dei tanti soggetti (che spesso a definirli apparato si fa fatica) frenate dai giochi di posizionamento di chi abbaia, ma non morde, frantumate da chi preferisce lo scontro tra compagni, o meglio ex-compagni e l'estetica del conflitto, all'efficacia delle lotte.


#PAROLE_CONTRADDIZIONI

In Italia il 2011 è stato anche l'anno della straordinaria vittoria referendaria di giugno. Una vittoria trainata da tanti fattori, tra cui senza dubbio anche la fase politica e una indefinita voglia di cambiamento, ma che ha consentito al dibattito sui beni comuni di uscire dalle nicchie in cui si svolgeva e diventare se non di massa quantomeno popolare. Nonostante l'attacco durissimo contro l'esito dei quesiti in difesa dell'acqua pubblica, nonostante l'attacco che subiscono i beni comuni, il termine “bene comune” non è mai stato così in salute, al punto che Bersani è pronto a lanciare una campagna nazionale del Partito Democratico, con lo slogan “Italia Bene Comune”. Non sempre la diffusione su larga scala di un concetto, di una parola, di un simbolo coincide con una prova di forza egemonica, a volte la grande diffusione di un concetto equivale alla sua inflazione, al suo svuotamento e alla perdita di una partita egemonica. Come in molti hanno segnalato se tutto è un bene comune, alla fine nulla lo è.

Nel frattempo poco si muove nelle piazze italiane. In attesa della manifestazione nazionale indetta dalla FIOM in occasione dello sciopero generale di categoria, l'unica mobilitazione nazionale dopo la caduta del governo Berlusconi è stata la giornata internazionale di mobilitazione studentesca del 17 novembre, che in Italia, con oltre 60 cortei in tutta la penisola ha coinciso con il giorno dell'insediamento del governo Monti. Senza dubbio importante, ma ancora troppo poco rispetto alla crisi e alle politiche del governo.

In Italia, rispetto alla portata della crisi e delle politiche del governo Monti, si muove poco, troppo poco. Eppure twitter è pieno di #occupy da chi lo usa perché fa tendenza e simbolicamente funziona (#occupysanremo), a chi lo usa per qualunque mobilitazione, assemblea, volantinaggio, blitz, flash-mob, corteo, perché fa fico, a chi lo usa per lanciare manifestazioni discutibili – più nel metodo che nei contenuti – come #occupyscampia.

Facebook è pieno di eventi “rivoluzione” “colpo di stato” “occupiamo il parlamento”, alle volte intrisi di demagogia e populismo, altre volte di ignoranza, altre ancora di buona fede, di sicuro colmi di contraddizioni. Da chi proclama il colpo di stato invitando a non sporcare i muri a chi al tempo stesso pretende democrazia, attacca la casta ed esalta il governo.

Ricapitolando le due parole principali dei movimenti dell'anno da poco trascorso non sono sparite, ma si muovono tra mille contraddizioni, e si ripropongono di continuo, al punto da svuotarsi del tutto o quasi, al punto che se tutto è un bene comune alla fine non lo è nulla, e che se dopo aver scritto e detto “occupytutto” alla fine ti trovi a fare un bilancio della debolissimo opposizione sociale al governo Monti, ti guardi attorno e dici “non occupai niente”.


#SINISTRE_ASSENZE

Dopo che la sinistra politica in Italia è stata suicidata, tra l'incompetenza dei dirigenti dei partiti ad affrontare le nuove fasi politiche e le insidie del berlusconismo e le retoriche utilitariste e antidemocratiche di veltroniana memoria, la sinistra sociale e di movimento si è spesso illusa di essere del tutto indenne dalla crisi della politica, ed effettivamente per alcuni anni è riuscita a “spingere la notte più in là”.

Ma l'obiettivo era forse “spingere la notte più in là” o, invece, “assaltare il cielo”? Ci si è provato ad assaltare il cielo, o almeno qualcosa di molto simile, in particolare ci han provato gli studenti, con l'Onda nel 2008 e con le grandi mobilitazioni del novembre-dicembre 2010, ma in generale l'Italia è stato, a dispetto di una retorica che lo vuole un Paese sopito e pacificato, il Paese del più elevato conflitto sociale d'occidente. Lo è stato grazie a una fitta rete di organizzazioni sociali, aree politiche e di movimento che resiste alla crisi della partecipazione e ha saputo mettere in campo grandi mobilitazioni, nazionali e territoriali, capaci di ricevere grande consenso o dura repressione, o entrambi allo stesso tempo.
A volte, colpiti da un moto di esterofilia ci scordiamo quel che in Italia c'è stato nel recentissimo passato. Con questo richiamo non si vuole evidentemente consigliare di rinchiudersi nell'esaltazione dei movimenti italiani, o nel ricordo di quel che di straordinario si è fatto, più che altro invitare a comprendere a pieno potenzialità e punti deboli delle dinamiche.

 

#SOGGETTIVITA'_OGGETTO

Ma quest'analisi spietata della situazione non vuole essere disfattista o indicare la strada della rassegnazione, tutt'altro. Serve però identificare i limiti dei sentieri battuti finora per trovare nuove vie di fuga.
Serve coerenza e linearità nelle parole, abbandonare degli steccati identitari e mettere in campo larghe coalizioni per una determinata opposizione sociale, obiettivi e campagne di breve e medio periodo che sappiano accresere il consenso senza mai perdere di vista orizzonti di profondo cambiamento.

Sempre per stare sul piano del linguaggio, un'altra parola d'ordine dei movimenti in questi anni, in particolare dei movimenti studenteschi e giovanili è stata “futuro”. Anch'essa rischia di essere ormai abusata e inflazionata dal paternalismo di Monti e dei suoi colleghi di governo. Ma il racconto di una generazione senza futuro intenzionata a riprenderselo continui ad essere un efficace sintesi della questione generazionale come questione sociale, una questione che se posta senza rancore e rifiutando le guerre tra poveri, parla a tutto il Paese.

Nonostante ciò resta l'esigenza di coniugare alcuni verbi al futuro: occuperemo, cambieremo, vinceremo. A fianco di questi verbi non ci resta che definire meglio chi sia quel “noi” ed il complemento oggetto che li accompagna.


nota per il lettore: Questo articolo vuole essere solo una riflessione i cui destinatari sono tutti e nessuno. E' un contributo personale, non onnicomprensivo e soprattutto non programmatico, per il futuro e soprattutto il presente dei movimenti di questo Paese, visto quel che si legge sui giornali (poco e male) e quel che si legge in rete (molto e male).

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:11
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