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C'era una volta il trasporto pubblico locale

Sempre meno risorse per il trasporto pubblico, soprattutto per quello locale, con il rischio concreto che il diritto alla mobilità dei cittadini, costituzionalmente riconosciuto, venga gravemente compromesso: anche la manovra del governo Monti sembra andare in questa direzione, a meno che nel vertice di domani i Presidenti delle Regioni non riescano a strappare un considerevole sconto sui tagli. L’articolo 30 del decreto Monti prevede infatti per il 2012 un finanziamento complessivo di 1,2 miliardi di euro da dividere tra tutte le venti Regioni, ma il fabbisogno complessivo stimato è di almeno 2 miliardi.

Il rischio, dunque, è che non ci sia nessuna inversione di marcia sostanziale rispetto al rigore tremontiano e ai tagli indiscriminati delle precedenti manovre: e se per lavoratori pendolari, studenti e famiglie si prospettano tempi duri, le Regioni italiane, impegnate in questi giorni con la stesura dei bilanci di previsione 2012, cercano disperatamente le risorse per non far collassare il sistema dei trasporti, spostando liquidità da altri capitoli di spesa o scegliendo la via dell’aumento delle tasse regionali. Non sono rimasti con le mani in mano i sindacati, che per domani hanno indetto uno sciopero di 24 ore del trasporto pubblico locale e ferroviario (a proclamarlo, unitariamente, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa Cisal e Fast), chiedendo il ripristino dei finanziamenti per il servizio pubblico locale e per il servizio ferroviario universale, oltre ad un nuovo contratto della mobilità.

Secondo i sindacati «in assenza di un reintegro delle risorse tagliate al settore, è fondato il rischio di una drastica riduzione del servizio pubblico, con conseguenze drammatiche per la mobilità dell'intero Paese e per l’occupazione dei dipendenti del settore e dei lavoratori dell'indotto che già in questi giorni scontano pesantemente gli effetti dei tagli ai treni notturni».

Al di là dell’esito del vertice di domani, i primi effetti della situazione da “vacche magre” si fanno sentire un po’ in tutta Italia, e in particolar modo al Sud: in Puglia è di oggi la notizia dei forti aumenti decisi dal management di Trenitalia per i treni che collegano Bari, Lecce e Taranto Roma e Milano con l’entrata in vigore dell’orario invernale (in alcuni casi si arriva ad un +63%), mentre in regioni come il Lazio, la Sicilia e le Marche gli amministratori pubblici si preparano al peggio (tagliando la voce trasporti sul bilancio di previsione).

Una situazione, quella del trasporto pubblico, resa ancora più beffarda dai dati dell’ultimo rapporto Censis che svela come «la crisi economica frena l’auto, ma i trasporti pubblici in sofferenza per i tagli non riescono soddisfare la richiesta: il risultato è che un patentato su cinque (il 20,6%) ha ridotto l'uso del proprio veicolo, e soprattutto tra gli over 45, cresce l'abitudine ad andare a piedi o in bici».

Mentre non sembra tramontare la retorica sulle “grandi opere”, l’Italietta è rimasta a piedi, nel senso più letterale del termine.

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