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Paesi Baschi, legalizzato il partito indipendentista Sortu

Paesi Baschi, legalizzato il partito indipendentista Sortu

 

 

Per i Paesi Baschi comincia una fase nuova. Mercoledì il Tribunale Costituzionale spagnolo ha decretato con una discussa e combattuta sentenza la legalizzazione di Sortu, il partito politico della sinistra indipendentista basca nato nel febbraio del 2011. È una decisione dal carattere storico: solo un anno fa il Tribunale Supremo del paese – corrispondente alla Corte di Cassazione italiana – aveva decretato l'illegalizzazione del partito basco con l'accusa di essere il braccio politico dell'ETA. Adesso, invece, i giudici hanno riconosciuto la distanza del partito dall'organizzazione terroristica riservandosi, tuttavia, la possibilità di cambiare il proprio giudizio qualora Sortu dimostri un atteggiamento di complicità verso la violenza.

Nuovo successo per gli abertzale

Nato nel febbraio del 2011, Sortu è il primo tentativo riuscito di unire le forze della sinistra “abertzale” dopo la messa al bando di Batasuna nel 2003. Il suo statuto esprime una esplicita condanna della terrorismo, ma una campagna politica a tambur battente aveva portato un anno fa la tradizionalmente polticizzata giustizia spagnola a impedire la sua iscrizione nel registro dei pariti politici. Una decisione fuori tempo massimo: alle elezioni generali del novembre scorso la coalizione “abertzale” Amaiur ha ottenuto un risultato storico eleggendo sette deputati ed essendo la seconda forza più votata nel Paese Basco e la terza in assoluto in Navarra. Di fatto, come dichiarato dal Presidente della Comunità basca, il socialista Francisco Patxi Lopez, “si è legalizzata una realtà che già esisteva”.

Una scelta che divide

La sentenza non era scontata. La decisione è stata presa per un solo voto di scarto tra favorevoli e contrari alla legalizzazione e ha causato forti prese di posizione nel mondo politico. Il Partito Popolare, in primis, ha non solo condannato la decione del Tribunale ma ha financo paventato una riforma del suo funzionamento per evitare altre simili prese di posizione. Critico anche il movimento Unione, Progresso e Democrazia di Rosa Diez – fervemente nazionalista – e l'associazione delle vittime del terrorismo. Ambigua la posizione del PSOE, che applaudì alla posizione presa dalla corte un anno fa ma che ora appoggia la nuova decisione del Tribunale Costituzionale. Coloro, invece, che hanno mostrato di sostenere la sentenza  sono la sinistra e la quasi totalità dei partiti baschi. Oltre a Izquierda Unida, sia i socialisti che i nazionalisti moderati di Euskadi vedono nella sentenza un passo naturale verso la normalizzazione della vita politica dopo la scelta dell'ETA di rinunciare indefinitamente alla lotta armata.

Ovviamente d'accordo è anche tutta la sinistra indipendentista basca, che dalla Dichiarazione di Gernika– boicottato e condannato da PSOE e PP – sta compiendo passi importanti per svolgere la sua attività in ambito legale. A giudizio dei suoi dirigenti, comunque, la partita non è ancora chiusa. Gli abertzale ritengono che il processo di pace e di democratizzazione, proprio come dichiarato nell'accordo dei partiti politici baschi firmato a Gernika nel 2010, possa ritenersi pienamente compiuto solo dopo una riforma del sistema penale e l'abrogazione delle leggi dei partiti e antiterrorista. Chiedono, inolre, la liberazione di Arnaldo Otegi, ex leader di Batasuna, in carcere con l'accusa di essere dirigente dell'ETA e con ancora cinque anni di prigione da scontare.

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