Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Robe turche: libertà di stampa e repressione. Intervista a Cristoforo Spinella

  • Scritto da  Paolo Roberti
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
Robe turche: libertà di stampa e repressione. Intervista a Cristoforo Spinella

Abbiamo intervistato Cristoforo Spinella, corrispondente per l'ANSA in Turchia.

La settimana scorsa l'ANSA ha pubblicato la notizia, a tua firma, dell'arresto di una ragazza italiana da parte delle autorità turche, con l'accusa di propaganda (su facebook) a favore del PKK. Dalla Turchia giungono notizie di ogni tipo, da arresti di giornalisti a bombe di matrice ISIS e curda. Tutto questo sembra testimoniare una situazione molto turbolenta. A partire dalla tua esperienza professionale, puoi raccontarci cosa significhi oggi fare giornalismo in Turchia?

Nella storia della Turchia la libertà di espressione è stata spesso sotto forte pressione da parte delle  forze di volta in volta al potere. Negli ultimi anni, sotto il governo dell'Akp del presidente Erdogan, il Paese è  precipitato  nelle graduatorie stilate dalle principali organizzazioni internazionali indipendenti. Una situazione che sta suscitando allarmi sempre più forti dopo l'arresto di importanti giornalisti critici, come Can Dundar, e il commissariamento di alcuni tra i più influenti media di opposizione, fino al quotidiano più diffuso in Turchia,  Zaman. In tutti i casi il governo ha parlato di provvedimenti che non sono legati al lavoro giornalistico ma a presunte attività eversive o criminali. Come detto, però, gli osservatori internazionali - e molti anche nel Paese - denunciano una forte minaccia alla libertà di stampa. Ed è un fatto che oggi i media di opposizione siano sempre meno e sempre più deboli, anche da un punto di vista economico (e quindi degli strumenti per svolgere in pieno il proprio lavoro). Molti giornalisti turchi, nel timore di essere messi nel mirino o licenziati, finiscono anche per autocensurarsi. Altri arresti o sanzioni nei confronti di gruppi editoriali potrebbero arrivare, rendendo la situazione ancora più problematica. In questo contesto, in modo diretto o indiretto, è inevitabile che anche i giornalisti stranieri subiscano pressioni. Alcuni accrediti sono stati negati, senza dare motivazioni chiare, e la retorica del governo contro una presunta agenda anti-Erdogan dei media internazionali sta diventando sempre più aspra.

La percezione che si ha fuori dalla Turchia è che l'inasprimento della repressione governativa contro il popolo curdo abbia chiuso per un futuro indefinito ogni prospettiva di trattativa tra PKK e lo Stato turco, aprendo la via ad lungo periodo di attentati. La tua esperienza conferma questa visione?

Il conflitto tra la Turchia e i gruppi curdi, a partire dal Pkk, ha raggiunto dalla scorsa estate un livello di violenza che nel sud-est del Paese non si vedeva da vent'anni. I colloqui di pace al momento restano lontanissimi, con Erdogan che ha detto in varie occasioni di non voler più  scendere a compromessi e i gruppi curdi che stanno ulteriormente radicalizzando le loro strategie. Si tratta però di un conflitto che difficilmente può essere vinto sul piano militare in maniera definitiva, tanto più ora che giovani curdi stanno combattendo dentro i centri urbani, a contatto strettissimo con la popolazione civile e la sua vita quotidiana. Alla fine è probabile che le parti torneranno a negoziare, in modo esplicito o segreto, come avvenuto anche nel recente passato con Erdogan primo ministro. E questa guerra, che sta costando centinaia di vite umane, tra cui anche molte decine di civili, servirà probabilmente per stabilire chi potrà trattare da una posizione di maggiore forza relativa.

L'anno scorso un partito di ispirazione curda, l'HDP, è riuscito per la prima volta a superare la soglia di sbarramento parlamentare del 10%, raccogliendo i voti di molti turchi non curdi. L'HDP aveva una piattaforma che mescolava proposte di sinistra ad una difesa dei diritti delle minoranze. Come sta tentando di sopravvivere questa esperienza in un contesto di repressione e bombe?

In questo quadro, l'Hdp ha uno spazio di manovra sempre più stretto: da un lato condanna la repressione delle autorità e dall'altro l'uso della violenza da parte del Pkk. Il suo co-leader, Selahattin Demirtas, aveva acquisito molta popolarità, allargando la piattaforma politica del partito per attrarre altre minoranze e segmenti di sinistra e forze liberali che non avevano un'efficace rappresentanza. Così era uscito dal recinto del partito etnico, fino a uno storico ingresso in Parlamento. Ora però, come altri deputati, rischia di vedersi togliere l'immunità parlamentare, riportando le lancette indietro alla chiusura dei partiti curdi in Turchia e alle condanne dei suoi esponenti. I prossimi mesi saranno cruciali per capire come l'Hdp gestirà questa situazione, in cui al momento appare schiacciato.

Erdogan è riuscito a conservare il potere grazie ad alcune manovre spericolate, tra cui l'incarceramento di una parte dell'establishment militare che lo minacciava. Erdogan, inoltre ha iniziato un conflitto politico e giudiziario con un suo storico alleato, Fethullah Gulen, magnate ed imam, che controllava una parte dell'apparato burocratico e di polizia. In base alle informazioni che hai, credi che Erdogan abbia il controllo dell'apparato militare e di polizia, o questa serie di attentati terroristici sono il risultato di uno Stato debole che non riesce più ad avere il monopolio della forza?

Gli arresti e i licenziamenti di massa compiuti nei confronti di poliziotti, magistrati e funzionari ritenuti fedeli al magnate e imam Fethullah Gulen - alleato storico di Erdogan che ora invece viene considerato dal governo alla stregua dei terroristi - ha certamente privato gli apparati burocratici e di sicurezza della Turchia di un importante background di esperienza. I loro sostituti si sono dimostrati fedeli all'establishment che fa capo a Erdogan, ma è probabile che queste "purghe" di massa abbiano indebolito la capacità di prevenire e contrastare la criminalità e in particolare le minacce terroristiche. 

Credi che il sostegno popolare al governo di Erdogan possa restare invariato nonostante questo clima di insicurezza?

I danni all'economia reale, e in particolare al turismo, causati dalla crescente incertezza sul futuro della Turchia, specie per la persistente minaccia terroristica, potrebbero avere un peso nello scatenare un malcontento popolare nei confronti di Erdogan. Al momento però il suo consenso nella società turca appare ancora ampio. Ma sugli equilibri democratici del Paese, e quindi la distribuzione del consenso, influisce fortemente il giro di vite contro le opposizioni e la libertà di espressione in genere.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info