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Magneti Marelli: approfittando del terremoto provano a delocalizzare

magneti marelli

Si è già detto molto in questi giorni di come siano stati gli operai e i lavoratori in genere a pagare il prezzo più alto dei terremoti del 20 e del 29 maggio in Emilia-Romagna. In entrambi i casi, quasi tutte le vittime sono infatti morte mentre si trovavano sul luogo di lavoro.

Ma mentre si indaga e ci si scontra sulle responsabilità legate al crollo dei capannoni industriali – chi li ha progettati e costruiti e chi ha permesso ai lavoratori di rimetterci piede dopo il primo terremoto – al dolore e alla rabbia si aggiunge la forte preoccupazione per le possibili conseguenze per il futuro dei lavoratori degli stabilimenti ancora funzionanti.

Il fuoco della Costituzione e le ragioni di una vittoria. Note sul referendum bolognese

Il risultato del referendum bolognese è talmente evidente che l’unica arma che è rimasta per poterlo contrastare è il balletto delle percentuali. Potrei provare a rispondere a chi parla di affluenza bassa, di un dibattito che non ha coinvolto la città, di minoranze di attivisti impegnate in uno scontro ideologico. Potrei dire che a scegliere A sono state più di 50.000 persone, quasi il doppio dei 28.000 votanti delle primarie, potrei dire che 50.000 persone sono la metà dei 100.000 che hanno votato il Sindaco Merola, potrei dire anche che uno dei pochi precedenti di referendum comunale a Bologna è quello del 1997 sulle farmacie, dove andò a votare il 37% della cittadinanza (ma in una consultazione che rimase aperta per ben 3 giorni). Potrei provare a rispondere a tutto ciò, ma non lo faccio. Quello che voglio fare è provare a capire come sia stato possibile un “miracolo” come quello che un Comitato di una trentina di volontari fra genitori, insegnanti, docenti, intellettuali e semplici cittadini è stato capace di fare, avendo contro l’intero arco politico e istituzionale, nessuno escluso.

I “poteri forti” sono tali perché continuiamo ad immaginarli così, invincibili ed inarrivabili, divinità dell’Olimpo dotate di poteri che noi cittadini non possiamo neanche immaginare. 

Cosa insegna il referendum di Bologna?

Spesso nelle piazze del 2010 prima del referendum, nelle assemblee e nelle mobilitazioni del 2010/2011 dopo la vittoria referendaria, gli studenti avevano detto: i saperi sono come l'acqua, sono pubblici per natura e bisogna difenderli da un decennale attacco di chi mira alla sua privatizzazione.

Così come era successo con il referendum per l'acqua pubblica, contro quasi tutti i pronostici, e soprattutto contro tutti i maggiori soggetti politici organizzati (in questo caso di Bologna) si è vinto un referendum che aldilà dello specifico intervento normativo esprime un chiaro messaggio politico: vogliamo la scuola pubblica.

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