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Morire di carcere a settant'anni, la vergogna senza fine dei penitenziari italiani

Superare i settant'anni e morire di carcere. E' successo ad Angelo Nuvoletta, camorrista noto per esser stato, nel corso della sua carriera delinquenziale, mandante e responsabile di efferati omicidi, come quello – ad esempio – del giornalista Giancarlo Siani. Il boss ha però avuto il “privilegio” di finire i suoi giorni su un letto di ospedale, a Parma. In sette altri casi (in tutto nel 2012 si erano registrati appena due decessi), nel corso di quest'anno, la morte per altrettanti detenuti ultrasettantenni è avvenuta perché il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le richieste di scarcerazione o alleggerimento delle misure detentive avanzate dai loro legali, per essere stati ricoverati troppo tardi o perché si sceglie la strada del suicidio.

L'Italia contro diritti umani: l'accusa del rapporto di Amnesty International 2013

logo amnesty italia“I rom hanno continuato a subire discriminazioni, a essere segregati in campi, sgomberati con la forza e lasciati senza casa. Sistematicamente, le autorità non hanno protetto i diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Sono nuovamente falliti i tentativi d’introdurre il reato di tortura nel codice penale e di creare un organismo nazionale indipendente per i diritti umani. Non sono state adottate misure sistemiche per impedire le violazioni dei diritti umani da parte della polizia e garantire l’accertamento delle responsabilità. È rimasta diffusa la violenza contro le donne, in particolare gli omicidi”.

Discriminazione, mancanza di tutela dei diritti umani, falle nel sistema di protezione, abusi da parte delle forze dell’ordine, violenza sulle donne: leggendo un simile bollettino di guerra, presentato dall’annuale Rapporto di Amnesty International (2013), la mia mente immagina Paesi lontani, Paesi dove la democrazia non è ancora conosciuta, Paesi che, sui libri di storia abbiamo studiato per le nefandezze, le violazioni, le dittature militari, il mancato rispetto per gli esseri umani.

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