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Mauro e Kyenge: cittadinanza agli immigrati in cambio del servizio militare

Il ministro della difesa Mauro ha dichiarato in una intervista alla Stampa "si faccia una piccola modifica alla Costituzione italiana e si dia la possibilità agli immigrati di poter entrare nelle forze armate" citando esplicitamente il modello statunitense in cui, ha ricordato Mauro, "se si presta servizio nelle forze armate per un certo periodo, si è agevolati nel conseguimento della cittadinanza". 

Lettera a Matteo Renzi su Lampedusa, il governo Letta e i migranti

Caro Matteo Renzi,

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo visto intensificarsi, pur non senza ambiguità, le tue prese di posizione sui diritti dei migranti. Che si sia trattato di un espediente retorico, di una strategia elettorale o di sincera convinzione, non ci è dato sapere, ma più volte ti abbiamo sentito ripetere: “tutti si sono già dimenticati di Lampedusa”, richiamando politica e media ad agire e a non scordare la commozione per le 366 vittime di Lampedusa. Vittime non del mare, ma della fame, delle politiche respingenti attuate dal nostro Paese e dall'Europa e dei trafficanti che di quelle politiche approfittano.

Il video del trattamento disumano nel "centro di soccorso e prima accoglienza" di Lampedusa

Decine di migranti in fila nudi, costretti a spogliarsi di fronte a tutti in mezzo al cortile del centro di accoglienza di Lampedusa per poi essere spruzzati di disinfettante con una pompa. È il contenuto di un filmato shock girato solo due giorni fa dentro il Centro di Soccorso e Prima Accoglienza con un telefonino. Il video è stato mandato in onda in esclusiva dal tg2 delle 20.30 (l'ottavo servizio).

"Siamo trattati come animali", commenta un ragazzo siriano, autore del filmato intervistato dal Tg2, "uomini e donne subiscono lo stesso trattamento, la stessa umiliazione ogni tre, quattro giorni, per curare la scabbia una malattia che molti di noi hanno preso proprio all'interno del centro".

"Sono immagini che ricordano i lager, che suscitano un forte senso di vergogna e di rabbia a soli due mesi dal naufragio del 3 ottobre che aveva suscitato lacrime e promesse", commenta il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini.

L’inconveniente di sopravvivere: silenzi e omissioni a un mese dalla strage di Lampedusa

A un mese esatto dalla tragedia di Lampedusa, 108 dei migranti eritrei sopravvissuti non hanno potuto godere del privilegio concesso con grandi proclami dal Presidente del consiglio Letta alle 366 vittime, insignite dell’onore della cittadinanza italiana. Una macabra beffa con cui il buon cuore del governo ha subito inteso riverniciare la vecchia e cattiva coscienza di una classe politica, in prima fila tra i ranghi delle larghe intese, responsabile di quelle leggi che oggi chi per un improvvido scherzo del destino è rimasto in vita è costretto a scontare, lontano dagli incensi delle commemorazioni e dalla profusione di promesse a buon mercato. 

87 migranti morti nel Sahara

7 uomini, 32 donne e 48 bambini, ottantasette migranti, ottantasette cadaveri, sono stati rinvenuti al confine tra Niger e Algeria, decomposti e resi irriconoscibili dal sole del deserto.

Secondo le fonti governative del Niger i migranti defunti sarebbero partiti a settembre e avevano percorso lunghe distanze nel deserto cercando di raggiungere l’Algeria, seguendo un percorso differente da quello solitamente più battuto verso la Libia.

Diritto penale dell'immigrazione: un'analisi critica

Valentina Maisto è autrice del libro "Il diritto penale dell'immigrazione Profili socio-criminologici, esegetici, dommatici e di politica criminale"

Le vicende degli ultimi giorni, dal nuovo disastro a Lampedusa alla bagarre in Parlamento circa gli emendamenti proposti da due “cittadini” del movimento 5 stelle relativamente all’abolizione del reato di immigrazione clandestina, ripropongono la necessità dell’apertura di un serio dibattito sulle politiche dell’immigrazione, tanto italiane quanto europee.

Si dovrebbe partire dalla consapevolezza della rilevanza del fenomeno migratorio, fenomeno, non databile, che nel tempo ha assunto importanti risvolti in termini economici, sociali e culturali, e, dunque, da leggersi come un dato strutturale e non emergenziale [1]. 

''Mare chiuso'' il video del documentario sui respingimenti dei migranti

Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla Marina e dalla Polizia italiana;  in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove i richiedenti asilo non godevano di alcun diritto e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove li abbiamo incontrati.

Lampedusa: i superstiti indagati per il reato di clandestinità

Dopo la tragedia di Lampedusa e l'ipocrisia di chi al governo piange i morti, ma persevera nel difendere le leggi come la Bossi Fini, i decreti flussi, il reato di clandestinità, è arrivata la conferma di quanto possa essere vergognosa la legislazione italiana. 

Il procuratore ha disposto l'indagine nei confronti dei sopravvissuti per il reato di immigrazione clandestina: "è un atto dovuto" ha dichiarato.

Solo ieri il premier Letta aveva dichiarato: "I morti di Lampedusa da oggi sono cittadini italiani". I sopravvissuti invece vengono perseguiti. 

Come Corsaro.info vi invitiamo a firmare e diffondere l'appello per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo.

 

Lampedusa: uno sguardo al razzismo

Ce n’è per tutti i gusti: c’è il nostalgico dei bei tempi del fascio littorio che colonizzava il corno d’Africa, c’è l’anticlericale che condanna Bergoglio per essere andato a Lampedusa, c’è l’anticomunista che se la prende con Boldrini e Kyenge e c’è il matematico, che si limita a scrivere "-82". Non sono dichiarazioni isolate di qualche fanatico in giro per l’Italia o l’iniziativa di qualche ultras esuberante che schernisce in modo razzista un calciatore nero; è la bacheca del sito de “Il Giornale”, che a poche ore dalla tragedia di Lampedusa si è trasformato in un vero e proprio muro della vergogna, dove poter dare sfogo a pulsioni razziste di ogni ordine e grado, senza moderazione, senza vergogna, senza filtro. Non mancano commenti di cordoglio e commozione (pochi per la verità) alla notizia del naufragio del peschereccio con a bordo circa 500 migranti, ma spopolano commenti che ancora una volta fanno emergere ignoranza, odio e discriminazione, in una parola, razzismo.

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