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Mariano Di Palma

Mariano Di Palma

 

25 anni, è nato e vive a Napoli. Attivista nell'UdS e nella Rete della Conoscenza, ora collabora con Libera, contro le mafie. Dice di studiare filosofia... tutte scuse per giustificare i suoi pipponi.

Identità subalterne dentro la precarietà: ricomporre senza comprimere

Il seguente articolo è tratto dal numero 3 dei Quaderni Corsari. Per scaricarlo clicca qui.

Ragionare delle soggettività che vivono e subiscono la crisi vuol dire innanzi tutto affondare le radici nel rapporto tra le forme di dominio, di governance, e l’attuale sistema economico, in un capitalismo con natura più complessa di quella analizzata negli ultimi anni. Bisogna, per cominciare, partire da un fattore: il tempo. La velocità di mutamento e di agilità dei processi di accumulazione di ricchezza è impressionante. Il capitalismo non è più univoco: è, allo stesso tempo, finanziarizzazione ed estrazione di plusvalore dal lavoro vivo, alienazione di fabbrica ed esistenza messa a produzione. Dentro questo processo ad “alta velocità”, è fondamentale costruire l’esodo delle soggettività poste ai margini della storia nei modi di produzione e nei processi della governamentalità neoliberale. Per questo sarà necessario ragionare della precarietà come processo, e dei subalterni come soggetto.

Dalla Terra dei Fuochi alla Terra Felice

Bisogna partire da qui: dal rapporto tra “malapolitica”, camorra e un certo tipo di imprenditoria che ha lucrato sui destini delle persone, che ha prodotto un’agghiacciante scissione tra diritti e vita, tra lavoro e salute, tra giustizia e sopraffazione. La grande questione ambientale, apertasi ormai più di 20 anni fa, testimonia l’assenza di una giustizia tanto sociale quanto ambientale in grado di tutelare vita e territorio. La questione ambientale non è solo legata ai rifiuti. In Campania abbiamo il fiume più inquinato d’Europa, il Sarno, la devastazione della costa e dei mari che non ha precedenti, l’abusivismo edilizio che ha cancellato pezzi importanti di vegetazione e inaridito terreni fertili, come quelli alle pendici del Vesuvio.

Miseria Ladra: una campagna per mettere al bando la povertà

È partita il 17 ottobre la Campagna, promossa da Libera e dal Gruppo Abele, “Miseria Ladra”; il lancio è avvenuto a Roma, durante la giornata mondiale contro la povertà proprio in un momento in cui l’aumento delle diseguaglianze, della povertà sta spingendo il Paese in un baratro misurato tra miseria e disoccupazione. Il gruppo Abele ha in questi mesi pubblicato un dossier, “Miseria Ladra” per l’appunto, che parte dall'analizzare i dati Istat del 2012 e palesa il volto dell’Italia come un sistema Paese che intende il welfare come “beneficenza” e non come un “diritto”. 

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