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“LAVORO SENZA PADRONI” UN VIAGGIO TRA LE IMPRESE RECUPERATE

Il viaggio di Angelo Mastrandrea nel cortocircuito della crisi tra le esperienze di lavoratori e lavoratrici che hanno riconquistato il lavoro.

Denso, chiaro, avvolgente. Nell'epoca delle passioni tristi già scegliere di raccontare storie positive, di vittorie e rivincita, è coraggioso. Soprattutto se i protagonisti sono i lavoratori ovvero coloro che sono stati posti fuori dalla scena in questi anni dal neoliberismo sfrenato. Uomini e donne che hanno costruito e realizzato un riscatto collettivo. Come quelli raccontati da Angelo Mastrandrea in “Lavoro senza padroni” edito da Baldini e Castoldi (176 pagine. 15.00 €  E-book 7.99€), un testo che ci racconta un nuovo umanesimo che affonda le proprie radici nella lunga e straordinaria storia del movimento operaio. Un meraviglioso raccoglitore di storie, esperienze, emozioni e relazioni, narrate come un romanzo anche se quella di Mastrandrea è un’opera che si iscrive perfettamente nel genere del reportage. La scrittura lineare e avvolgente, permette all'autore di spaziare e di raccontare diverse storie che si uniscono in modo naturale. Nessun espediente letterario, le vicende si legano e le storie appaiono come una filo di un’unica grande storia lasciando il lettore in balia di emozioni forti e voglia di riscatto collettivo.

Chi si ferma è perduto. Un avviso dalla scuola a un sindacato troppo lento

Nelle ultime settimane le mobilitazioni promosse dalla CGIL  contro il ddl sulla Buona Scuola stanno riaccendendo il dibattito sul ruolo del sindacato nell’organizzazione del conflitto sociale. Insegnanti di ruolo e precari stanno occupando le piazze di molte città da Nord a Sud chiedendo a gran voce che il governo Renzi  ritiri il pessimo progetto di riforma e avvii contemporaneamente un confronto con le rappresentanze sindacali del mondo della scuola. Tuttavia, sarebbe intellettualmente disonesto nascondere che la protesta degli insegnanti rischia di diventare l’ennesima risposta corporativa di un sindacato messo alle corde da quello che fu il suo partito di riferimento.

Jobs Act, uno sciopero sociale contro il bluff di Renzi

Tra pochi giorni sarà votata la fidu­cia alla Camera sulla legge delega del Governo sul lavoro. Eppure – dal nostro punto di vista – la par­tita è appena ini­ziata, nel Paese prima ancora che nelle aule del Parlamento.

Par­tita che dob­biamo attrez­zarci a gio­care sul piano tec­nico – e ovvia­mente sostan­ziale e fon­da­men­tale – della ridu­zione delle tipo­lo­gie con­trat­tuali, degli ammor­tiz­za­tori sociali, dell’ulteriore restrin­gi­mento di garan­zie e tutele: dovremo essere in grado, decreto attua­tivo dopo decreto, di sman­tel­lare il pro­getto di pro­gres­siva libe­ra­liz­za­zione del mer­cato del lavoro del Pre­si­dente del Con­si­glio. Al tempo stesso, la par­tita più impor­tante dob­biamo gio­carla sul piano del dibat­tito media­tico e poli­tico. Il grande bluff di Renzi, che usa i pre­cari come arma reto­rica ma non pro­duce alcun avan­za­mento, né in ter­mini di ridu­zione delle forme con­trat­tuali né di red­dito minimo garan­tito, va sma­sche­rato. A par­tire da que­sta con­trad­di­zione pos­siamo e dob­biamo impe­gnarci per costruire con­senso intorno alla pro­po­sta alter­na­tiva di un modello di svi­luppo fon­dato su prin­cipi di egua­glianza e redi­stri­bu­zione, soste­ni­bi­lità ambien­tale e inno­va­zione, coo­pe­ra­zione e solidarietà.

Jobs Act, anatomia di un ricatto

Diventa ogni giorno più difficile provare a ragionare in maniera sensata di mercato del lavoro, occupazione e più in generale di tematiche economiche. Un assordante rumore di fondo provocato dalle dichiarazioni demagogiche, bellicose e tendenzialmente prive di senso del Presidente del Consiglio, con le sue promesse di non fare prigionieri e di regolare definitivamente vecchi conti in sospeso con chi si oppone alla presunta opera di modernizzazione del suo Governo, impedisce di mettere a fuoco in maniera chiara i contenuti e le implicazioni dell'annunciato Jobs Act e della legge delega sul mercato del lavoro.

Lavoro, addio ai diritti: cosa sta per accadere davvero?

La Costituzione è entrata nelle fabbriche e nelle aziende in modo dirompente, e ora rischia di uscirne in punta di piedi. Erano gli anni Sessanta e Settanta, quando i lavoratori si ribellarono all’arroganza e alla volgarità del potere, che subivano quotidianamente e, rendendosi protagonisti nel sindacato, cambiarono le sorti di questo Paese. Con l'astensione del PCI, che lo riteneva uno strumento debole, fu approvato lo Statuto dei lavoratori, legge 300 del 20 maggio 1970. Fu una rivoluzione copernicana: al centro delle fabbriche e delle aziende c'era il lavoratore, con i suoi diritti e la sua dignità. Ora, nel silenzio generale, tutto questo sta per essere spazzato via. Le lavoratrici e i lavoratori si sentono deboli e, con la loro debolezza, contribuiscono e hanno contribuito in questi anni ad alimentare la crisi del sindacato, che ha subito inerme la trasformazione del quadro politico italiano di fine anni Ottanta, quando i partiti scomparivano e l'introduzione di norme europee stava trasformando l'economia.

Jobs Act: un decalogo per il piano del lavoro

La disoccupazione giovanile non è altro che un aspetto particolare della disoccupazione tout court. E maggiore occupazione si giustifica solo se vi è maggiore produzione di merci o servizi e maggiore attività, pubblica o privata che sia. Aspettando il “Job Act” di Renzi, un decalogo scritto da Sergio Bruno di principi da tenere ben presenti pubblicato da Sbilanciamoci.info.

Jobs Act: cosa propone la "letterina" di Renzi?

È stata inviata, inoltrata, spammata. La letterina renziana sul Jobs Act non è ancora una proposta, bensì una dichiarazione d’intenti, un susseguirsi di elenchi puntati che, tuttavia, se non la sostanza, racchiudono almeno qualche indicazione sulla direzione che il PD renziano intende seguire sul delicato tema del lavoro.

Appunti su contratto unico e articolo 18 aspettando il “Job act”

Ripubblichiamo un contributo di Francesco Sinopoli, segreteria nazionale FLC CGIL pubblicato da associazione Paolo Sylos Labini – Il neo segretario del PD ha annunciato un Job Act (chissà perché in inglese) in cui oltre a una “semplificazione” della normativa in materia lavoristica e una cornice di interventi molto varia forse ispirata dalle idee del Prof. Pietro Ichino spiegate bene in questo link  ci sarebbe l’introduzione dell’ormai noto contratto unico a tutele crescenti proposto in Italia da Boeri e Garibaldi  e dallo stesso Ichino in più occasioni (Ichino 2011). In realtà questa ennesima  ipotesi di riforma della disciplina dei contratti individuali di lavoro è stata avanzata anche in campo europeo da una certa letteratura economica  almeno dal 2003 con Blanchard (Blanchard, O., and A. Landier, 2002; Blanchard, O.; Tirole J. 2004).

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