INVALSI: se la valutazione affossa la scuola
Il 9 e il 10 maggio sono incominciati i Test INVALSI alle scuole elementari e medie. Tra i primi test “saltati” e le proteste studentesche annunciate da settimane per le superiori il 16 maggio, il dibattito sulla valutazione continua tuttavia a generare mostri.
Mostruosa è la “cultura della valutazione” di cui s’invoca la costruzione a suon di test costosi e tagli alla scuola, mostruosa la vocazione europea usata come paravento per standardizzare i saperi e schedare il “capitale umano”, mostruosa in definitiva è la meritocrazia come “gara all’eccellenza” sponsorizzata dall’Istituto di Frascati e dai progetti di valutazione sfornati dal MIUR. Ce lo avevano spiegato bene gli illustri economi ed esperti Cecchi, Ichino e Vittadini nel documento di presentazione del progetto di valutazione INVALSI del 2008: quello che allora proponevano – e che oggi si sta facendo, col beneplacito di buona parte delle forze politiche e quasi all’insaputa di studenti e docenti – è valutare il sistema scolastico italiano, stabilendo anche approssimativamente quanto valgono le parti (il cosiddetto “personale della scuola”) e, una volta fatta la somma, assegnando premi e punizioni ad eccellenze e meritevoli, riqualificare la scuola.


Avevano sin dall'inizio infuso poca fiducia nel mondo della scuola, le affermazioni del ministro Francesco Profumo che fin dal proprio insediamento aveva promesso "basta tagli alla scuola". Nonostante il ministro si fosse speso in tal direzione, almeno a parole, la
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