Due aggressioni razziste in Sicilia in una settimana
Settimana nera per il razzismo in Sicila, la bella isola del mediterraneo ha ospitato, suo malgrado 2 aggressioni: una ai danni di una trans a Catania il giorno di san Valentino e un altra contro tre venditori ambulanti nel cuore di Palermo.
La notte del 14 febbraio a Catania, in un pub del centro storico, una trans Michelle Santamaria, è stata aggredita con calci e pugni. É stata lei stessa a renderlo pubblico ai giornali accompagnata dall'avvocato dell'Arcigay Vincenzo Drago e dalla madre.
25 giorni di prognosi è il bilancio del pronto soccorso, che ha rilevato un trauma cranico e toracico e una vertebra fratturata. La ragazza ha raccontato di essere riuscita a sfuggire ai suoi aggressori che la hanno inseguta armati di coltelli anche fuori dal locale e di aver raggiunto un posto di polizia, dove ha sporto denuncia. Accanto a Michelle c'è la madre, Giuseppa Castagna. "Queste cose - ha detto la donna - non si fanno. Ad una madre fa male vedere una figlia distrutta cosi. Questo non lo auguro a nessuno. A Licata (dove vivono NDR) non abbiamo problemi. Michelle la conoscono tutti e tutti le vogliono bene perche è una ragazza a posto. Noi ci facciamo i fatti nostri, non abbiamo cattive amicizie. Siamo brava gente, siamo poveri ma onesti"

Ieri invece, nel cuore di Palermo, un gruppo di adolescenti, dai 15 ai 18 anni, ha aggredito tre lavoratori nordafricani. Un pestaggio a sfondo razzista come riportano le testimonianze dei negozianti che per primi hanno aiutato i venditori ambulanti, mettendo in fuga i teenagers.
I ragazzi hanno dapprima tentato di impossessarsi della merce e dopo il tentativo di uno di loro di proteggere la propria mercanzia li hanno aggrediti con pugni, calci e un bastone urlando insulti a sfondo razzista. Uno dei tre malcapitati riporta una frattura del setto e dello zigomo.
A nulla è valsa la ricerca della polizia giunta sul posto, gli aggressori hanno fatto perdere ogni traccia.
Una brutta settimana quindi anche se tutti sperano che siano casi isolati e nessuno di buon senso confinerebbe il razzismo solo oltre lo stretto di Messina. Però due casi che fanno riflettere di un malessere che si scarica sulle condizioni e le persone più deboli, che ci racconta di come frustrazione si possa tradurre in desiderio di riscossa sociale o in guerra al più debole.

