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Il Colosseo Quadrato di Roma in concessione a Fendi

  • Scritto da  Eugenia Ioppolo
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colosseo quadrato fendiNel 1996 gli Articolo 31 cantavano: "Siamo nell'anno 2030, l'Italia ha venduto il Colosseo alla Francia...". Non siamo ancora nel 2030 e questa purtroppo non è una canzone, eppure l'Eur Spa ha deciso di dare un pezzo importante del patrimonio artistico di Roma – il Palazzo della Civiltà Italiana detto Colosseo quadrato – alla più grande multinazionale del lusso francese: la LVMH di Bernard Arnault.

L'Eur Spa è controllata al 90% dal Ministero dell'economia e delle finanze e al 10% da Roma Capitale. Essa in conformità con il proprio oggetto sociale e con quanto previsto dallo statuto, svolge attività di conservazione e tutela del proprio patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Infatti come si legge dalla home page del sito: “EUR SpA vuole rilanciare la vocazione culturale e museale del quartiere più moderno della città attraverso la promozione del polo museale di rilevanza nazionale presente sul territorio e la collaborazione di iniziative culturali e turistiche che favoriscano la conoscenza, la fruibilità e la comunicazione del quartiere". Ed è proprio per questo loro amore verso il patrimonio artistico e museale che hanno deciso di affittare il Palazzo della Civiltà Italiana, per 240mila euro al mese, alla LVMH. 

La multinazionale da parte sua ha deciso di farne il quartier generale della Maison Fendi, lasciando il primo piano, dei sei piani di cui è costituito il palazzo, per esporre mostre dedicate al made in Italy.

L'Eur Spa con questa sua mossa ha ritenuto bene di vendere il Colosseo quadrato, affinché diventasse la roccaforte di un privato. Ma in quanto patrimonio culturale italiano, il palazzo in questione doveva rimanere un bene comune accessibile a tutti e non solo ai pochi che ci lavoreranno. D'altro canto all'interno si poteva pensare, per esempio, di creare un  museo della moda, dove poter esporre il genio creativo del made in Italy e non solo. 

L' acquisizione diventa ancora più grave se si pensa che la signora Silvia Venturini Fendi è anche presidente di AltaRoma e come tale il suo compito dovrebbe essere quello di dare maggior spazio all'alta moda romana, mettendola in risalto insieme alle bellezze della Capitale. Ergo: creando un negozio o gli uffici della sua maison la signora Fendi, considerando anche il fatto che l'Italia non ha ancora un Museo della moda degno di questo nome come potrebbe essere il Musèe des art décoratives di Parigi piuttosto che il Metropolitan Costume Istitute di New York, non fa altro che togliere spazi ai beni culturali e ancora di più alla moda italiana.

Infine non possiamo non essere scettici per quanto riguarda la  gestione del piano terra del palazzo da parte della maison, infatti viene da chiedersi chi verrà scelto come curatore del museo ed egli come sceglierà chi esporre? In base ai soldi che verranno offerti o in base all'importanza storica e artistica di un dato stilista? Non ci resta che aspettare e vedere come sarà l'operato di Fendi.  O si potrebbe alzare la testa e far sì che le istituzioni decidano di mettere in primo piano la valorizzazione della res pubblica, in modo particolare del patrimonio culturale, attraverso un'opera di ripublicizzazione e non certo di privatizzazione.

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