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in piazza - il Corsaro.info

Che fare dopo il voto del 4 marzo?

La miseria di questa campagna elettorale è il palcoscenico su cui si sta esibendo, in tutta la sua drammaticità, un’insufficiente offerta elettorale “d’alternativa” alle destre e alle politiche neoliberiste. Assistiamo a processi elettorali che, al netto di candidature singole generose, sono incapaci di esprimere una giusta radicalità e discontinuità su temi, valori e pratiche, o riproducono proposte esclusivamente rivolte agli affezionati, al cerchio ristretto del “popolo” che lotta e che partecipa costantemente, da sinistra e in diverse forme, alla vita pubblica del Paese.

Nei giorni scorsi Marta Fana e Giacomo Gabbuti hanno risposto all’appello per “l’unico voto possibile” - quello al PD, nel pensiero di Francesco Costa - scrivendo, tra le altre cose: “Qui ed ora, se esiste un meno peggio, ci sembra fare di tutto perché nel parlamento ci sia un nucleo di opposizione, alla destra quanto alla riproposizione di larghe intese e governi tecnici, che sappia mettersi non a capo, ma a servizio, di un meglio che deve essere costruito giorno per giorno, dal 5 marzo, fuori da questa logica tossica del meno peggio”. Christian Raimo ha aggiunto che “giocare con il fuoco è quello che spesso non soltanto si può fare, ma quello che bisogna fare, anche se sembra pericoloso e folle”.

Pubblichiamo queste righe prima del 4 marzo proprio perché siano lette, discusse, criticate e perché possano essere la base di azioni concrete dal 5 marzo in poi, indipendentemente da ciò ognuno di noi avrà scelto di fare il giorno del voto. Non ci possiamo lasciar scoraggiare dal quadro che si delineerà in queste elezioni, perché la costruzione di un’alternativa della e per la maggioranza delle persone è materia di anni di lavoro politico e accumulo di forze. E senza una strategia di lungo periodo non può esistere un’efficace tattica sul presente.

Macerata: una lunga, lunghissima settimana. Ma è solo l'inizio

Partiamo dalla fine: da circa 72 ore, da quando sabato è scattato il coprifuoco, Macerata è una città blindata, con camionette e defender di polizia e carabinieri praticamente a ogni angolo. Chi scrive ha scelto di stabilirsi qui perché la qualità della vita è tra le migliori in Italia. Nello stesso tempo, da 72 ore sta vivendo una sensazione di disorientamento che è ben maggiore di quella vissuta dopo le scosse di agosto e di ottobre 2016. Questa premessa è fondamentale: in tanti ci chiedono perché parliamo di terrorismo commentando il gesto di Luca Traini e l'immagine di una tranquilla cittadina di provincia completamente militarizzata forse rende meglio l'idea. Ora facciamo un passo indietro.

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