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Intervista a Jordi Muñoz: l’indipendentismo catalano al microscopio

Abbiamo tradotto un’intervista a Jordi Muñoz, ricercatore di scienza politica all’Università di Barcellona, al quotidiano online Publico. Muñoz analizza le recenti vicende catalane concentrandosi sulla dinamica del movimento indipendentista catalano, il suo sviluppo, la sua composizione e i suoi rapporti con la società catalana e spagnola in generale e con la sinistra e i movimenti in particolare. Un’analisi concreta e approfondita, basata su un’osservazione scientifica e militante, che può essere utile a chiarirsi le idee su una vicenda complessa, superando le semplificazioni retoriche e interessate che circolano in queste settimane. Il quadro che emerge è quello di un movimento complesso e articolato, che, a partire da una storia di moderato autonomismo borghese, ha incontrato, nel contesto della crisi economica e della chiusura al dialogo della destra, l’indipendentismo di sinistra radicale e i movimenti, dando vita a un’esperienza interclassista e trasversale che rappresenta circa metà della società catalana. Un mondo in ebollizione, che adotta pratiche di resistenza dei movimenti e stabilisce nell’opposizione al governo di destra un asse con Podemos e la sinistra, la cui tenuta e le cui conseguenze sono tutte da verificare. Un fronte che, ad oggi, non ha una via chiara verso la vittoria e deve fare i conti con le profonde divisioni nella società catalana e con l’incomprensione, ai limiti dell’incomunicabilità, con buona parte dell’opinione pubblica spagnola. Riflessioni utili e stimolanti per una discussione imprescindibile.

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Jalal Talabani: la morte di un leader

Il 3 ottobre, a 83 anni, è morto in Germania Jalal Talabani. Forse il nome dirà poco a chi non conosce la politica mediorientale, ma il leader curdo è stato, tra le altre cose, il primo Presidente della Repubblica irachena non arabo (e il primo curdo), in carica dal 2005 al 2014. Mentre l’Iraq decreta tre giorni di lutto nazionale, è in Kurdistan dove l’impatto della sua morte è più pesante, perché arriva in un momento politico estremamente delicato, rischiando di complicare ancora di più il già precario equilibrio post-referendario.

Il gioco dell'oca della sinistra: una noia mortale

Ricordo bene il giorno in cui, nel giugno 2012, Pierluigi Bersani e Nichi Vendola presentarono in conferenza stampa la “carta d’intenti” che avrebbe portato alla disastrosa avventura di “Italia bene comune” (e al non meno negativo percorso di “Rivoluzione civile”).

Anni di lotte avevano prodotto una movimentazione sociale che aveva animato nel profondo il Paese, riportando al centro del dibattito pubblico l’università e la scuola, il mondo del lavoro e della produzione, le questioni di genere e i territori contrari alle grandi opere inutili. Quegli anni erano culminati nelle vittorie amministrative della primavera 2011 e soprattutto nel grande referendum per l’acqua e i beni comuni (e contro nucleare e legittimo impedimento).

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