Menu

La montagna in pericolo: Roşia Montană e le proteste ambientaliste in Romania

  • Scritto da  Federico Donatiello
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
La montagna in pericolo: Roşia Montană e le proteste ambientaliste in Romania

Nell’autunno del 2013 la Romania è stata attraversata da un movimento di protesta senza precedenti. Nelle principali città del Paese gruppi di giovani, studenti universitari, anziani, bambini si sono dati regolarmente appuntamento nelle piazze e spesso in decine di migliaia hanno attraversato Bucarest, Timişoara, Cluj-Napoca in marce pacifiche, spesso accompagnate da gruppi di biciclette.

È la prima volta che, dopo il crollo del regime di Ceauşescu, la società civile romena esce allo scoperto portando idee e valori nuovi. Il movimento in difesa di Roşia Montană non si limita a essere un atto di protesta contro un progetto di trivellazione aurifera pericoloso: Roşia Montană è anche un simbolo che attraversa tutta la società romena andando al di là della problematica locale e che coinvolge milioni di persone, in particolare i giovani. 

Parrà strano, ma per spiegare il perché un villaggio di appena 3000 abitanti stia tanto a cuore ai giovani romeni bisogna risalire addirittura all’epoca romana, nel II secolo d.C, quando Roşia Montană si chiamava Alburnus Maior ed era nota già per le sue miniere d’oro e di ferro, ragione per cui i latini si spinsero fino al gelido cuore della Dacia. E rimangono tracce importanti della loro presenza: manufatti, vestigia, etc. Ma Roşia Montană, nel cuore dei monti Apuseni, in Transilvania, è anche un’area importantissima dal punto di vista dello studio della cultura popolare e del folclore, caratterizzata da un’arcaicità che ha superato indenne i millenni e che oggi si vuole finalmente tutelare.

L’impatto ambientale

La Roșia Montană Gold Corporation (RMGC) è detenuta per l’80% da Gabriel Resources, una compagnia mineraria canadese di piccole dimensioni. I propositi sono chiari, da quasi 15 anni: allontanare gli abitanti di Roșia Montană per realizzare la più grande miniera d’oro di superficie in Europa. Il progetto prevede la distruzione di quattro monti, la confisca di 2064 proprietà, la distruzione di 975 case, di cui 41 appartenenti al patrimonio storico romeno, la demolizione di 7 chiese, fatte esplodere o ricoperte da un lago artificiale, 11 cimiteri abbandonati. Il cratere avrebbe un diametro di oltre 8 kilometri e il villaggio di Corna verrebbe ricoperto da un lago di decantazione, con cianuri e metalli pesanti vasto 300 ettari. Verrebbero rilasciate 12 mila tonnellate di cianuro all’anno (in totale 204 mila tonnellate) e solamente 634 posti di lavoro per un periodo di 17 anni. Inoltre, per la miniera di Roşia Montana una quantità di cianuro di sodio tredici volte superiore a quella utilizzata sul continente europeo. La pericolosità del progetto è evidente anche considerando le eventuali ripercussioni in aree non direttamente interessate dall’attività estrattiva.

La reazione della società civile

La politica romena si è dimostrata sorda alle richieste della società civile cercando di favorire in tutti i modi le trivellazioni con leggi ad hoc e anteponendo gli interessi economici di pochi alla salvaguardia dell’ambiente. Lo stesso nuovo Presidente della Repubblica, Klaus Iohannis, personalità per certi versi nuova rispetto alla classe politica ancora legata al regime, ha riproposto recentemente una riapertura delle trattative riguardanti Roşia Montană. Una miopia che nasconde connivenze tra un sistema politico tra i più corrotti d’Europa e le attività estrattive altamente pericolose. Basta ricordare che proprio in Romania, sempre in Transilvania, sono avvenuti due gravi incidenti proprio a causa dell’attività estrattiva a base di cianuro: a Certej nel 1971 e a Baia Mare nel 2000. In particolare, l’incidente di Certej provocò 89 morti mentre l’incidente di Baia Mare costrinse la Romania al pagamento 100 milioni di dollari di danni alla vicina Ungheria.

La Romania, pur avendo centri urbani di ragguardevoli dimensioni, è ancora un paese con una forte vocazione rurale: finalmente si sta venendo a creare una maggiore sensibilità verso l’ambiente e il patrimonio di tradizioni contadine e pastorali, uno dei più antichi e vari d’Europa. La partecipazione di uomini, donne e bambini di tutte le età alle manifestazioni in favore di Roşia Montană ha messo in rilievo l’importanza della politica attiva e ha portato una ventata di novità presso una nazione che non conosceva una vita democratica da numerosi decenni.

Alcuni attivisti si sono spinti addirittura nei villaggi più lontani e difficili, spesso sostenuti dal clero di campagna, per spiegare ai contadini la pericolosità delle sostanze e del progetto di estrazione mentre alcune istituzioni culturali e il mondo intellettuale (tra cui la prestigiosa Accademia Romena) hanno espresso apertamente il loro dissenso. Sono nate numerose associazioni, a Roşia Montană viene organizzato un festival e sono promosse iniziative educative per far conoscere l’ecosistema dei monti Apuseni. Addirittura si parla da tempo di una candidatura di Roşia Montană a patrimonio dell’UNESCO per salvaguardarne la bellezza dagli interessi economici stranieri e dalla politica corrotta.

Il movimento spontaneo in difesa di Roşia Montană ha avvicinato la società romena al grande dibattito europeo sui temi dell’ambiente: la difesa della peculiarità locale, la salvaguardia della natura e dell’ecosistema dei monti Apuseni avvicina la prima mobilitazione romena postcomunista all’Europa più progressista dopo i lunghi anni di isolamento, disillusione e apatia della crudele dittatura di Ceauşescu e del difficile periodo di transizione.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info