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Spagna, lavoratori e disoccupati contro il 'decretazo'. E la polizia carica gli studenti

Vi è un’opposizione in Spagna. A tre mesi dalle elezioni che hanno consegnato il potere alla destra, sindacati e movimenti hanno dato ieri il primo segnale di riscossa durante le manifestazioni contro le politiche sociali adottate dall’esecutivo. In tutto il paese centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per dichiarare il proprio no alla riforma del lavoro approvata dal Governo. La protesta rappresenta un primo vero segnale di stop per Mariano Rajoy dopo il netto consenso ottenuto il 20 novembre scorso, nonché una indicazione ai sindacati in favore della convocazione di uno sciopero generale.

La Spagna è uno dei paesi in cui le conseguenze sociali della crisi si stanno facendo sentire maggiormente al punto da presentare il tasso di disoccupazione giovanile più elevato dell’UE, il 48%. Davanti a questa situazione la scelta del Governo è stata quella di inasprire le politiche di austerità e flessibilità già adottate dal precedente esecutivo socialista. Di fatto, le misure approvate dal Consiglio dei Ministri sono durissime. Licenziare sarà più conveniente: per le imprese sarà possibile mandar via i lavoratori a seguito di tre mesi con gli attivi in calo e la buonuscita verrà ridotta al valore di 33 giorni lavorativi su 24 mesi di attività. Inoltre il “decretazo” indebolisce la contrattazione collettiva colpendo la proroga automatica degli accordi nazionali e dà maggiore importanza agli accordi aziendali ai quali, tuttavia, le imprese potranno derogare unilateralmente in caso di difficoltà economiche.

Il Governo ha approvato queste misure all’apice del consenso ben sapendo della netta difficoltà in cui versano i socialisti dopo la grave sconfitta elettorale e il duro congresso che ha diviso il partito a metà. Il discorso portato avanti da Rajoy – secondo cui una maggiore facilità nei licenziamenti permetterebbe la crescita dell’occupazione – per alcuni giorni è sembrato far breccia nell’opinione pubblica spagnola, ma le manifestazioni di ieri sembrano smentire questa ipotesi. Decine di migliaia sono stati i partecipanti ai cortei sia a Madrid che a Barcellona e la presenza di studenti, lavoratori e disoccupati sembra smentire l’immagine di una società divisa tra lavoratori precari e garantiti.

Il giorno dopo le manifestazioni l’impressione è che il Governo sia rimasto sorpreso dal successo della giornata. La neo rieletta segretaria del PP, María Dolores de Cospedal, ha rilasciato sette interviste nella mattinata per ribadire che non vi è in corso nessuna battaglia ideologica contro i sindacati. Tuttavia anche i socialisti registrano un certo imbarazzo. Dopo sette anni di governo il leader del PSOE Alfredo Pérez Rubalcaba ha scelto di non partecipare al corteo di Madrid lasciando la rappresentazione del partito a una delegazione. Di certo, dopo le misure austere imposte da Zapatero i socialisti si ritrovano a dover contestare una riforma non molto diversa da quella approvata nel 2010. Chi invece invoca la riscossa della piazza è Sinistra Unita. La forza guidata da Cayo Lara ha partecipato attivamente alle manifestazioni e ha invocato una “mobilitazione permanente”.

Dalla manifestazioni di ieri emerge, tuttavia, una richiesta pressante verso i sindacati che divide il fronte unito contro la riforma. Sono in tanti a chiedere a CCOO e UGT la convocazione di uno sciopero generale e numerose sono state le iniziative prese da gruppi minoritari per spingere i sindacati verso questa decisione. I due segretari generali, Toxo e Méndez, per il momento chiedono unità e cercano di riaprire un tavolo con il Governo ma sentono anche pressante una richiesta che appare condivisa dalla base dei due sindacati.

Nella giornata di oggi le proteste sono continuate e hanno avuto risvolti drammatici. A Valencia, un corteo di studenti è stato violentemente assaltato dalle forze di polizia. Dotate di manganelli, le forze dell’ordine hanno caricato violentemente i ragazzi ferendone a decine e arrestandone 20. Le immagini riprese dalle televisioni ritraggono gli agenti – non dotati di placche identificative – malmenare ragazzi inermi in modo del tutto sproporzionato. Antonio Moreno, capo della polizia, si è rifiutato di rispondere ad alcune domande dei giornalisti per “non dare informazioni al nemico”. A seguito dei fatti di Valencia in tutta la Spagna sono nate manifestazioni spontanee in favore degli studenti e i deputati di Sinistra Unita al Congresso hanno chiesto al Ministro degli Interni Fernàndez Dìaz di riferire sull’accaduto.

spagna: cariche della polizia

spagna: cariche della polizia

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